Cos’è l’Amore?

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gatto nero gatto rosso

gatto nero gatto rosso

“E’ assurdo – dice la Ragione

E’ quel che è – dice l’Amore.

E’ infelicità – dice il Calcolo

Non è altro che dolore – dice la Paura

E’ vano – dice il Giudizio

E’ quel che è – dice l’Amore.

E’ ridicolo – dice l’Orgoglio

E’ avventato – dice la Prudenza

E’ impossibile – dice l’Esperienza

E’ quel che è – dice l’Amore.”

Erich Fried

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Perché la Giornata della Memoria?

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memorie

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“L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità[…]. E’ la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la rete della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. […] Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto a ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.[…] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Così Antonio Gramsci nel 1917.

Ieri era la Giornata della Memoria. Rinominiamola, chiamiamola Giornata delle Memorie. Per non dimenticare ogni singola vittima di tutti i conflitti passati, per non dimenticare quelli che proprio ora stanno lasciando la loro scia di sangue, di dolore.

Insegniamo la Storia ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, che non sia il momento della noia ma l’ambito in cui svegliare le coscienza di tutti i cittadini, piccoli o grandi che siano. Insegniamo loro a non essere indifferenti, a conoscere l’albero della propria vita, per tenere le radici ben salde nei principi che arricchiscono l’umanità e tagliare i rami secchi dell’inerzia. Insegniamo loro che la collettività è fatta di individui, che sempre più le azioni o le non azioni del singolo hanno conseguenze illimitate sulla comunità.

Non dimentichiamo. Non permettiamo che i nostri figli, le nostre figlie, crescano senza sapere quali eventi li hanno condotti dove sono ora. Non permettiamo che l’indifferenza lasci spazio a parole vuote, che l’ignoranza nasconda mostri dietro le buone intenzioni.

Restiamo vigili.

Lettera a una figlia

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uno

uno

Ciao piccola,

sei appena arrivata e già in te c’è una forza creatrice incredibile, forse comune a tutti i piccoli nati, necessaria per sopravvivere fin da subito al mondo e per prenderne le giuste energie per crescere. Oggi, dopo così pochi giorni di vita, hai avuto la tua prima perdita di sangue. Un rosso vivo che mi ha commosso, ho immaginato le tue minuscole ovaie svolgere il loro primo lavoro. E ho pensato che ora sei la mia bimba, ma che fra non molto tempo sarai donna. Piccola mia, essere donne è meraviglioso, credimi! Il tuo contatto con il corpo potrà essere speciale se saprai osservarlo, ogni mese cambierà, ti rigenererai con lo scorrere della luna nei suoi cicli cosmici. Avrai la possibilità di osservare i mutamenti incredibili che costelleranno la tua vita fisica, emotiva, intellettuale con la malleabilità di chi il cambiamento lo vive costantemente, non ne sarai vittima, ma lo ammirerai stupita dalla bellezza che la vita porta con sé.

Arrivi in un mondo in cui le donne sono schiave, culturalmente, socialmente, fisicamente. Non ovunque, non sempre, ma è così. Avrai modo di scoprire che essere donna è anche molto difficile, è una sfida quotidiana per mantenere alta la propria dignità, il proprio valore di essere umano. Le donne, portatrici di vita e di innovazione, sono messe all’angolo, tenute nell’impossibilità di far sbocciare le loro qualità per costruire un mondo migliore per tutti. Per questo la mia lettera, perché credo che il cambiamento sia possibile, sono convinta che le qualità femminili salveranno gli esseri viventi dall’amarezza, dalla violenza, dalle catene. Per questo ti scrivo, perché di forza di vivere ce n’è bisogno, perché spero che sarai una donna che non permetterà a nessuno di umiliarla e che insegnerà ad altre donne ad alzare la testa, spero che sarai una donna che si prenderà la responsabilità di affrontare chi fa in modo che la violenza continui.

Così la forza che già stai mostrando al mondo farà di te una donna meravigliosa, ne sono convinta. Da parte mia sarò con te nel percorso che ti porterà alla maturazione. Prima, quando avrai bisogno di me per sopravvivere, starò vicino al tuo piccolo corpo con il mio grande, pelle a pelle, cercando di capire quali i bisogni volta per volta. Ti seguirò quando barcollante muoverai i tuoi primi passi nel mondo, lasciandoti esplorare e intuire come funziona, dandoti i primi limiti necessari a capirlo. Ascolterò le tue parole accennate e mi sforzerò di comprendere quello che vorrai comunicare, sarò la tua interprete fino a quando, sola, saprai farti conoscere dagli altri. Ti guarderò crescere, imparare ogni giorno tante cose nuove e insieme a te le scriverò, tu le tue e io le mie, che di imparare  non si smette mai. Sarò con te quando inizierai a capire che nelle relazioni ci sono anche aspetti deludenti (a partire dalla tua relazione con me), quando prenderai le tue prime sberle dalla vita, che se le donne sono cittadine di serie B, i bambini non sono nemmeno considerati cittadini. Poi inizierà la scuola, così andrai con le tue gambe nel mondo e io mi limiterò ad aspettarti a casa per leggerlo con te, se me lo chiederai. Diventerai grande, scoprirai gli uomini -o forse le donne- di sicuro una donna diventerai e io sarò lì solo per ricordarti che quando non hai forma, sei nella forma di qualcun’altro, che la tua forma la dovrai cercare oltre quella che gli altri vorranno vedere in te. Crescerai, farai le tue scelte, io lascerò che tu e la tua vita vi scopriate da sole, che la sicurezza di sapere chi si è la si conquista in solitudine, non con i consigli altrui. Ti osserverò mentre farai degli errori, quando ti farai male, senza giudizio, ricordandoti che ogni esperienza porta con sé delle conseguenze sempre da accettare per restare umani.

Imparerai la riconoscenza, la pietà, la compassione. Conoscerai il vuoto, la paura, il dolore. La rabbia ti accecherà, la solitudine ti cullerà, la chiarezza ti salverà. Ti auguro una vita ricca, piena, ricordandoti che solo tu la puoi rendere tale. Ti auguro di non essere vittima delle tue abitudini e di avere il coraggio di cambiare. Ti auguro di conoscere: conoscere le persone, incontrarle davvero e guardarle negli occhi delle loro anime, lascia perdere l’aridità dell’indifferenza se puoi. Conoscere il mondo, viaggiando, studiando e lavorando, seguendo la tua immensa curiosità nei suoi tortuosi percorsi, non accontentandoti della calma ingannevole della superficie. Conoscere soprattutto te stessa, chi sei nell’ombra e nella luce, che persona vuoi essere e cosa te lo impedisce. Ti auguro di essere felice. FELICE. E soprattutto ti auguro di essere libera, libera di e libera da, è il mio augurio più grande per te.

Io sarò sempre con te, fino alla fine del tempo piccola mia, perché sono la tua mamma. A seconda delle occasioni cercherò di essere casa, sicurezza, stampella, ma sempre osservatrice discreta della tua splendida persona, e farò di tutto, di tutto per non giudicare le tue scelte, il tuo essere. Impareremo insieme a farlo, ogni proposito di questa lettera si realizzerà perché io lo farò con te, tu lo farai con me, insieme ci insegneremo ad essere libere. E ad amare, che senza la libertà l’amore non è nulla, è solo un vizio.

Impareremo ad essere libere e la nostra libertà sarà così gioiosa, così contagiosa che chi sfiorerà le nostre vite vorrà impararla a sua volta, in un ciclo senza fine che porterà a un mondo in cui le donne, gli uomini, i bambini e le bambine, gli esseri viventi tutti saranno in pace. Sono sicura che accadrà, perché il dolore inflitto in ogni piccolo e grande abuso ha annebbiato le coscienze troppo a lungo, i cambiamenti si realizzano quando c’è qualcuno che è disposto ad accettarli ed è esattamente quello che sta accadendo in tutto il mondo.

E’ ora di essere liberi, che la vita è traboccante di gioia.

Con amore, la tua mamma.

L’importanza della parola

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citazione Tabucchi

Il mondo può cambiare.

Anche in meglio, davvero. Imparando a non girarsi dall’altra parte. Insegnando a non essere indifferenti.

Compito delle parole nelle relazioni non è quello di umiliare ma di sottolineare le bellezze, le differenze. Al massimo discutere, ma mai, mai deliberatamente umiliare. Ecco una piccola lezione di vita quotidiana dalle pagine di Daniel Pennac.

Nei negozi dei nostri quartieri eleganti oggi è raro sentire un insulto razzista a carattere deliberatamente fisico. Ecco però che stamane Tijo e io siamo in panetteria a comprare croissant e brioche. Davanti a noi, due signore bene e un vecchio arabo. Dietro, la coda si allunga fino alla porta. (Una panetteria famosa). Dietro il banco, la panettiera in camice rosa, una di quelle commercianti convinte che tutta la loro distinzione risieda nell’uso del condizionale. Mi dica che cosa gradirebbe. E dopo, cosa desidererebbe? Servite le due clienti, tocca al vecchio arabo. Gellaba, babbucce, a cui si aggiungono un forte accento e l’indecisione tipica dell’età avanzata. Fine del condizionale. Allora, insomma, cosa vuole questo qui? Si decide o no? Risposta dell’interessato difficile da capire. Cosa? L’uomo indica un ventaglietto di sfoglia. Nel mentre, distoglie lo sguardo e lo dirige verso il dolce desiderato. La rosea panettiera ne approfitta per tapparsi platealmente il nasofare con la mano il gesto di chi caccia via la puzza. Prende il ventaglietto con una pinza di metallo, lo incarta in quattro e quattr’otto e annuncia il prezzo gettandolo davanti al cliente. Il quale solleva la gellaba per cercare i soldi nella tasca dei pantaloni. Non ha l’ammontare esatto, rituffa la mano per cercare altri spiccioli, si perde, visita un’altra tasca, tira fuori un vecchio paio di occhiali. Eh! Non possiamo mica fare notte, qui! Non vede quanta gente c’è? Gesto ampio che comprende tutta la clientela. Lui comincia ad agitarsi. Gli cadono delle monete. Si china, si rialza, non gli resta che mettere tutte le monete sul finto marmo della cassa. Lei pesca la somma esatta. Lui esce dal negozio con gli occhi bassi. Neanche scusarsi, eh, per carità! E qui, gran squillo di tromba rivolto ai presenti: Questi arabi, non gli basta venire a succhiarci il sangue, ci devono pure lasciare il loro odore! Silenzio generale. Probabilmente atterrito, ma silenzio comunque. (Compreso il mio). Finché non si leva la voce di Tijo. E’ vero, fanno proprio schifo, questi arabi! (Pausa). Bisogna proprio far schifo per succhiare il sangue della signora! (Pausa). Al giovanotto rampante dietro di noi: Francamente, lei lo succhierebbe il sangue della signora? Il giovanotto sbianca. No? La capisco, sa, perché vedendo quello che la signora tira fuori dalla bocca, anche il sangue dev’essere una roba spaventosa! Terrore generale, adesso. Tijo a un’altra cliente: E lei, signora, glielo succhierebbe il sangue? No? E il signore neanche? Bè, è perché non siete arabi! A quel punto, non circola più una goccia di sangue nel corpo unico della clientela. Le facce temono i colpi, perché quelle parole sono fisiche. Decido di fermare il massacro, quando Tijo, senza transizione, si rivolge alla panettiera con una voce della domenica: Cara signora, noi gradiremmo moltissimo che ci vendesse quattro dei suoi croissant e altrettante brioche.”

(Tratto da: Daniel Pennac, Storia di un corpo, Feltrinelli, Milano 2012, traduzione di Yasmina Melaouah)

L’esigenza narrativa vuole che l’anziano signore esca dalla panetteria, nel mondo reale non lasciamo che nessuno esca sconfitto dall’arroganza di ogni piccolo potere.

Insegniamo questa lezione ai nostri figli, facciamolo con il buon esempio.

Paura di incontrare?

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equivoci

equivoci

C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza

c’è solo la voglia e il bisogno di uscire di esporsi nella strada e nella piazza

perché il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo

bisogna ritornare nella strada

nella strada per conoscere chi siamo”

Giorgio Gaber

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Cos’è il Natale?

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Buon Natale!

Buon Natale!

Il Natale è prima di tutto la celebrazione della nascita, un atto di riconoscenza alla vita. Un omaggio a questo dono prezioso. Un pensiero a chi ne è privo nonostante viva. Un ringraziamento a chi la vita la dona e la rispetta.

Natale è festa. La vita in ogni istante. 

Natale è dono. Gratuito riconoscersi vicini.

Natale è famiglia. Abbraccio caldo dell’amore.

Natale è pace. Uguali e diversi nell’essere umani.

Gli auguri di Perchénoblog con la nostra storia di Natale.

Natale

Anticamente in molti luoghi del mondo il 25 dicembre si celebrava il culto pagano del dio del Sole.

Con l’avvento del  cristianesimo quello stesso giorno è diventato il festeggiamento della nascita del Cristo.

Da dove trae origine la figura di Babbo Natale?

C’era una volta un signore molto saggio. I suoi pareri erano tenuti in gran considerazione e qualcuno lo chiamava “vescovo”. Ma il suo nome era semplicemente Nicola.

Nicola sapeva di un antico profeta che parlava di cambiamenti, insegnava ai bambini ad amarsi e rispettarsi gli uni con gli altri, ad accettare le differenze. Il profeta parlava di donne e uomini liberi.

Nicola decise di portare il messaggio del profeta a molti. Così partì per un lungo viaggio. A quei tempi i bambini erano molto poveri e Nicola portò con sé un sacco colmo di doni da offrire a chi avrebbe incontrato lungo la strada.

Passò il tempo e Nicola morì, ma la sua storia rimase tra la gente, si tramandò di padre in figlia, di terra in terra.

Sono passate molte stagioni da allora, ma ancora oggi Nicola viene ricordato ogni 25 dicembre. Di lui resta un’immagine nel mondo di ogni bambino, un’immagine chiamata Babbo Natale…

… e un messaggio che dice: “Saper donare il proprio amore è la più grande libertà”.

Buon natale a tutti i bambini del mondo.

Cucina a misura di bambino

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cucinino fai da te

cucinino fai da te

Quando i piccoli iniziano a muoversi da soli nello spazio è ora di giocare con tutto quello che si incontra lungo l’impervio cammino. Preparate la casa: per vivere felici e avere un attimo di tempo per voi è bene conoscere un piccolo segreto. In ogni stanza (o angolo, nel caso di un monolocale) dovrete far trovare al giovane esploratore qualcosa per cui valga la pena fermarsi qualche minuto senza interpellarvi costantemente. Quello che troverà sarà tanto più stimolante quanto più rispecchierà le azioni deputate al luogo in questione, in questo modo potrà giocare a imitarvi mentre vi fate i fatti vostri: ricordiamoci che è giocando che i bambini imparano la vita.

Oggi parliamo della cucina.

uova di alabastro

uova di alabastro

Dunque, come sempre si recupera quasi tutto da quello che già c’è in casa, perciò come prima cosa smantellate parte del cestino dei tesori (vedi  post “Cos’è il cestino dei tesori?”) e prendete quello che torna utile in cucina. Poi rovistate fra gli oggetti accumulati nel tempo. Non fermatevi alla vostra cantina, andate in quelle di genitori, nonni, vicini di casa, togliete le ragnatele e nello scatolone ammuffito senza nome sicuramente troverete qualcosa che fa al caso vostro. Se ancora non siete soddisfatti andate in qualche negozio dell’usato, montagne di sorprendenti sorprese vi aspettano.

oggetti di metallo

oggetti di metallo

Meglio mettere a disposizione oggetti che davvero possano essere usati in cucina, non prendete in giro i bambini con brutte imitazioni della realtà: loro stanno imparando a diventare capaci, le loro mani hanno bisogno di capire come muoversi nel mondo. Lasciate che usino anche qualcuno dei vostri attrezzi, quando vi serviranno li prenderete semplicemente in prestito.

oggetti in legno

oggetti in legno

Recuperati gli attrezzi del mestiere prendete una scatola, rivestitela come più vi piace, tagliate lo sportello del forno, disegnate i fuochi, se volete inserite dei tappi (meglio se liberi di girare). La scatola dovrà poter contenere tutti gli strumenti del vostro cuoco, così da evitare di inciampare nella zuccheriera quando non sta giocando.

cucina molto rudimentale

cucina molto rudimentale

E ora dedicatevi a ciò che preferite mentre lo gnomo fa i suoi esperimenti. Come ultima spiaggia, se state cucinando e proprio non vi lascia stare, avvicinate il seggiolone al piano della cucina e fatevi aiutare, per esempio lasciando mettere a lui i pezzi di verdura in pentola o passandovi le spezie. Perché, sembra incredibile, ma pare che i bambini non siano affatto stupidi e non vedano l’ora di mostrare la propria intelligenza proprio a voi.

Detto questo, continueranno sempre a preferire sopra ogni cosa il vostro mac o la collezione di vasi Ming della nonna, rassegnatevi.

Soprattutto, sapranno mettersi nei guai così velocemente da farvi perdere non pochi anni di vita ogni volta, perciò non perdeteli mai di vista e d’udito.

Perché i neonati piangono?

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tears

I piccoli umani sono alieni che sbarcano su un pianeta le cui leggi sono completamente diverse da quelle del mondo a cui erano abituati. Nessuno ricorda la propria nascita e i primi periodi di vita, come se la  mente ci difendesse da un cambiamento così difficile da risultare forse doloroso. I nuovi arrivati si trovano da un minuto all’altro a dover gestire la gravità invece della sua assenza, l’aria da respirare, il freddo e le ruvidità sulla pelle delicatissima, la luce che sarà sempre accecante per quegli occhi così nuovi, i suoni non più ovattati e una separazione totale dalla madre: non un corpo dentro l’altro, ma due entità ben distinte che si muovono nel mondo. Altro che piangere, c’è da disperare! Fondamentale allora la presenza della madre, unico ponte fra le due vite, o in sua assenza che ci sia qualcuno che sappia svolgere amorevolmente questa funzione. Inizia la convivenza, fatta di sonnellini, poppate, cambi vari e reciproca conoscenza. Nemmeno un minuto per sé, ogni istante dedicato al nuovo arrivato. Come dice una cara amica, H 24.

Eppure, nonostante la totale dedizione verso il pargolo, lui strilla, piange, l’ingrato. Che fare? Ha già mangiato e rimangiato, cambiato è cambiato, i nostri compiti li abbiamo assolti alla perfezione, cosa vuole ancora? Tutti intorno che dicono cosa si deve fare, ognuno con la sua opinione certa, di solito consigli non chiesti e inefficaci dato che ogni bambino è un mondo a sé. E allora i dubbi: forse stiamo sbagliando tutto, non siamo capaci, eccetera. Ma qui stiamo parlando di imparare a vivere per la miseria! Non è solo una questione di funzioni vitali appagate, ma anche di adattamento di tutti i piani dell’esistere alla nuova vita. Mica è questione di minuti, ci vorranno mesi perché il processo si compia, e forse molti conservano ancora dentro di sé la fatica legata all’adattamento.

I neonati piangono, sì, del resto come possono esprimere altrimenti le loro difficoltà? Niente panico, niente insicurezze, fate un bel respiro e siate creativi. Mettetevi nei panni del piccolo urlatore e sondate tutte le possibilità che vi vengono in mente. E se non c’è soluzione semplicemente STATE. A volte basta la sola vostra intensa presenza. Magari non smetterà, ma sicuramente non si sentirà solo.

Perché la guerra?

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Disegno di Zaira, 5 anni

Incredibili le implicazioni di una domanda così semplice. Anche se non ci sarebbe molto da dire. La guerra è semplicemente inaccettabile. Chi difende la guerra in nome di un qualsiasi ideale si sta allontanando dalla propria natura umana. Tutte le motivazioni che inducono gruppi organizzati di esseri umani ad ucciderne altri sono delle sovrastrutture create dall’uomo. Potenzialmente se ne potrebbero creare di nuove, di sovrastrutture, stavolta più vicine alla vita. E invece la storia si ripete, e si ripete e si ripete ancora. Sarebbe addirittura noiosa se non fosse che di guerra si muore.

Domani è la Giornata Mondiale dell’Infanzia. E’ una delle tante, c’è un giorno per ogni cosa sotto il cielo, diceva qualcuno. 24 ore in cui persone importanti si riempiranno di belle parole le bocche, quelle stesse bocche che subito dopo invece si riempiranno di sangue prendendo decisioni che uccideranno qualcuno. Perché la guerra non è solo quella delle armi, è soprattutto quella di scelte economiche, politiche, finanziarie, scelte da cui dipendono vite e morte di troppi.

Domani è la Giornata Mondiale dell’Infanzia. In questo momento in tutto il mondo bambine e bambini stanno morendo a causa di qualche guerra. A Gaza bambine e bambini stanno morendo a causa di una guerra. E tutti i sopravvissuti  porteranno delle profonde cicatrici, visibili e invisibili, di un dolore lungo una vita. Chi vorrebbe per i propri figli questo destino?

Dite NO. In ogni scelta che facciamo ci può essere la radice per un nuovo dolore. Dite NO. Siate consapevoli.